domenica 24 febbraio 2013

A lungo termine


A lungo termine


L’insieme di sostanze nutritive e di altre biologicamente attive fa sì che il latte materno abbia un effetto anche sullo sviluppo degli organi ancora immaturi del neonato. Gli acidi grassi omega 3 e omega 6, ad esempio, vanno a completare il sistema nervoso centrale, ma anche la retina e il cuore. “Ogni giorno si scoprono nuove molecole attive, ma è proprio la sua composizione complessa a determinare meccanismi virtuosi e interdipendenti”, spiega Davanzo. “Ad esempio nel latte materno c’è tanto colesterolo, per cui l’organismo si abitua a produrne meno e il suo livello in età adulta risulterà più basso. O ancora, il minimo contenuto di sale riduce il rischio di ipertensione”.
Il latte di mamma, insomma, programma anche l’organismo del bambino per il futuro: in termini scientifici si parla di programming nutrizionale, anche se gli effetti nel tempo sono ancora più difficili da dimostrare. Oltre a valori inferiori di colesterolo e pressione, è provato un minor rischio di obesità (qui conta, oltre al minor contenuto proteico, anche il miglior controllo dell’appetito) e quindi di diabete. Ma le ricerche possono essere solo osservazionali (non sperimentali) e retrospettive, perciò i risultati sono soggetti a variabili.
Ecco perché a volte gli studi si contraddicono (è nel caso degli effetti sull’intelligenza, ancora non del tutto provati).

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