lunedì 25 febbraio 2013
Come stai diventando grande
Il bimbo va pesato a digiuno una volta alla settimana, preferibilmente lo stesso giorno e alla stessa ora. Meglio sarebbe fare indossare al piccolo, ogni volta, lo stesso tipo di indumento, che si tratti di body, tutina o altro. Il consiglio, infine, è annotare i dati che saranno utili al pediatra a valutare il ritmo di crescita del bebè.
* Esistono due tipi di bilancia da tavola: classica ed elettronica. La seconda ha il pregio di una maggiore precisione, ma è anche più sensibile ai movimenti del piccolo. È possibile quindi che fornisca indicazioni diverse in rapida successione, difficili da consultare e annotare. Quale che sia la scelta, comunque, è importante che il piatto su cui appoggia il bimbo sia avvolgente, stabile e robusto.
Soprattutto se il bambino cresce con regolarità, acquistare un bilancia può essere superfluo. In alternativa, durante i primi mesi, se ne può prendere una a noleggio, rivolgendosi alla farmacia più vicina a casa. O, ancora, si può pesare il bimbo direttamente in farmacia.
... e come misurarlo
Per misurare il bebé, il consiglio è coricarlo con estrema delicatezza su un foglio di carta steso sul fasciatoio. Dopo aver segnato con un tratto di matita il punto corrispondente ai piedini e quello che coincide con la sommità della testolina, si misura lo spazio che corre tra un punto e l’altro. Mentre la crescita di peso è influenzata dall’alimentazione, l’aumento di statura è determinato da fattori genetici. Più alti sono i genitori, maggiori sono le possibilità che il bimbo cresca di statura.
Le coccole che fanno crescere
Perchè un intero capitolo dedicato alle coccole? Perchè senza di essere un neonato non potrebbe sopravvivere. All’inizio della vita del neonato, lo scambio di sensazioni immediate, epidermiche, con qualcuno che lo tiene in braccio, lo accarezza e lo rassicura è un bisogno vitale, persino più importante della fame. E questo - diverse ricerche lo hanno dimostrato - non solo nel caso della specie umana. C’è comunque una sostanziale differenza tra il cucciolo dell’uomo e quello di altre specie animali. Al bambino non basta il semplice contatto epidermico. Ha bisogno di qualcosa in più: la tenerezza. È questo il sentimento che rende davvero umani i nostri gesti mentre ci prendiamo cura di lui, lo allattiamo, lo laviamo. O semplicemente lo prendiamo in braccio per tenerlo vicino, per giocare con lui o coccolarlo. Gesti affettuosi, attenti, che hanno il tocco lieve della carezza e che trasmettono al piccolo non solo il calore della nostra pelle, ma anche l’affetto che proviamo per lui.
La cameretta : il necessario per dargli il benvenuto
È il ‘bozzolo’ che accoglie il neonato al suo arrivo a casa. Un piccolo, accogliente nido destinato a ospitare il piccolo per diverse ore nel corso della giornata, dal momento che, le prime settimane, il bebé trascorre la maggior parte del tempo dormendo. Per questo - e per garantire al piccolo una rassicurante sensazione di ‘avvolgenza’ - è importante scegliere un modello molto confortevole e sicuro.
La culla può essere validamente sostituita da una carrozzina adeguata.
La struttura
- Le sponde devono misurare almeno 30 cm per impedire al bambino di rotolare fuori.
- Il fondo deve essere sufficientemente rigido e piatto per sostenere il corpo in maniera corretta; verificatene la tenuta premendo con una mano aperta sulla base di appoggio del materassino.
- La stabilità è un requisito fondamentale. Per controllarla, appoggiate le mani sui due lati della struttura e scuotete leggermente: le oscillazioni devono essere appena percettibili
- Le superfici devono essere levigate, senza sbavature o schegge, mentre le vernici assolutamente atossiche e le eventuali viti di fissaggio incassate. Se la culla è realizzata in giunco o in vimini, lo spazio interno deve essere perfettamente imbottito per evitare che il bambino si graffi quando muove braccia e gambe.
Il materasso
- Deve essere rigido, privo di avvallamenti e irregolarità in modo da garantire una corretta postura del bambino.
- I materiali ideali sono naturali, come il lattice o caucciù. Oggi esistono anche materassi e guanciali in materiale antiacaro, che prevengono fenomeni di sensibilizzazione alla polvere. Meglio evitare fibre sintetiche, lana e piume che possono provocare allergie.
- Lo spessore deve essere adatto a sostenere il peso di un neonato, perciò circa 3-4 centimetri. Inoltre, il materasso deve essere della stessa misura del perimetro della culla, in modo da incastrarsi esattamente.
- La fodera deve rimanere ben tesa e essere preferibilmente impermeabile.
- Per quanto riguarda i rivestimenti e le lenzuola, meglio privilegiare i tessuti naturali come cotone e lino.
La cameretta : il necessario per dargli il benvenuto
È il ‘bozzolo’ che accoglie il neonato al suo arrivo a casa. Un piccolo, accogliente nido destinato a ospitare il piccolo per diverse ore nel corso della giornata, dal momento che, le prime settimane, il bebé trascorre la maggior parte del tempo dormendo. Per questo - e per garantire al piccolo una rassicurante sensazione di ‘avvolgenza’ - è importante scegliere un modello molto confortevole e sicuro.
La culla può essere validamente sostituita da una carrozzina adeguata.
La struttura
- Le sponde devono misurare almeno 30 cm per impedire al bambino di rotolare fuori.
- Il fondo deve essere sufficientemente rigido e piatto per sostenere il corpo in maniera corretta; verificatene la tenuta premendo con una mano aperta sulla base di appoggio del materassino.
- La stabilità è un requisito fondamentale. Per controllarla, appoggiate le mani sui due lati della struttura e scuotete leggermente: le oscillazioni devono essere appena percettibili
- Le superfici devono essere levigate, senza sbavature o schegge, mentre le vernici assolutamente atossiche e le eventuali viti di fissaggio incassate. Se la culla è realizzata in giunco o in vimini, lo spazio interno deve essere perfettamente imbottito per evitare che il bambino si graffi quando muove braccia e gambe.
Il materasso
- Deve essere rigido, privo di avvallamenti e irregolarità in modo da garantire una corretta postura del bambino.
- I materiali ideali sono naturali, come il lattice o caucciù. Oggi esistono anche materassi e guanciali in materiale antiacaro, che prevengono fenomeni di sensibilizzazione alla polvere. Meglio evitare fibre sintetiche, lana e piume che possono provocare allergie.
- Lo spessore deve essere adatto a sostenere il peso di un neonato, perciò circa 3-4 centimetri. Inoltre, il materasso deve essere della stessa misura del perimetro della culla, in modo da incastrarsi esattamente.
- La fodera deve rimanere ben tesa e essere preferibilmente impermeabile.
- Per quanto riguarda i rivestimenti e le lenzuola, meglio privilegiare i tessuti naturali come cotone e lino.
La sua cameretta
Non deve necessariamente essere un grande spazio: la superficie ideale oscilla tra 12 e 14 metri quadrati. Chi non dispone di un locale da dedicare interamente al piccolo può ricavare in un angolo della casa uno spazio in cui sistemare il suo lettino, i vestiti e il fasciatoio.
L’importante è che fin dai primi giorni si garantisca al bambino uno spazio tutto suo: si abituerà così al fatto che c’è uno spazio per i genitori, uno per gli eventuali fratelli e uno per sé, a partire dal quale costruire la sua autonomia.
L’arredamento
I mobili veramente indispensabili per un bambino sono solo tre: la culla o il lettino, il fasciatoio e la cassettiera.
• Inondare la sua stanza di giochi e pupazzi di ogni forma e dimensione non solo è inutile, ma è controproducente. Per imparare a fissare l’attenzione, il bambino deve infatti avere la possibilità di occuparsi di certi stimoli, ignorandone altri. Nel predisporre il letto e l’angolo del gioco, va considerata quindi non soltanto la funzionalità, ma anche una certa distanza nella disposizione dei giocattoli in modo che il piccolo possa scegliere.
• Un eccesso di arredamento è un ostacolo alla pulizia della camera. Evitate inoltre di trasformare la sua stanza in una specie di ripostiglio dove infilare tutto ciò che in casa non si sa dove mettere.
• Nei primi mesi, accanto al lettino o alla culla, sarà utile sistemare una poltrona o una sedia dove mamma e papà (o chi si occupa del piccolo) possano sistemarsi quando devono accudire il bambino nelle ore serali ed eventualmente durante la notte.
Nel guardaroba del tuo bambino
- Tutine estive e invernali: in cotone o ciniglia, si aprono per tutta la lunghezza della gamba e rendono più pratico il cambio del pannolino, perché permettono di non spogliare completamente il bambino
- Golfini di lana e cotone
- Calzine e babbucce
- Le scarpine diventano necessarie quando il bambino comincia a camminare. Fino ad allora sono preferibili calzine o babbucce antiscivolo, che permettono libertà di movimento e un armonico sviluppo della muscolatura del piede. A questo proposito è importante non fare indossare al piccolo scarpe utilizzate da altri bambini per evitare di trasmettere eventuali impostazioni errate nel modo di camminare.
Capitolo cacca
L’evacuazione
L’aspetto e la frequenza delle evacuazioni variano notevolmente secondo l’età del bambino e il tipo di alimentazione.
- Nei primi 2-3 giorni di vita il neonato presenta delle evacuazioni che non sono feci vere e proprie. Si tratta del meconio, composto da un materiale vischioso verde-nerastro che contiene liquido amniotico, bile, cellule e secrezioni intestinali.
- Quando il bambino comincia a nutrirsi di latte il meconio viene sostituito dalle cosiddette feci di transizione. Di colore giallo-verdastro sono composte da meconio misto a residui alimentari.
- Dopo la prima settimana di vita: iniziano a comparire quelle che vengono chiamate feci da latte, nelle quali si possono rinvenire grumi di latte dovuti a coaguli di caseina. Queste feci, a differenza del meconio, contengono un gran numero di batteri. Le loro caratteristiche sono diverse secondo il tipo di alimentazione del bambino.
- Nelle prime 2 settimane: le scariche sono molto frequenti e avvengono in genere a ogni pasto.
Il bambino allattato al seno
Le feci sono di colore giallo oro, cremose con grumi chiari e odore acido. Il piccolo si scarica in media 2-4 volte al giorno e non soffre mai di stitichezza. Se ha la diarrea, bisogna verificare che non si tratti di un’infezione. Anche i lassativi ingeriti dalla mamma possono causare la formazione di feci liquide nel bambino.
Il bambino allattato artificialmente
Le feci sono di colore variabile, tra il giallo pallido e il bruno chiaro. Rispetto alle feci del bambino allattato al seno sono più asciutte e hanno un odore più intenso. Si scarica meno frequentemente e a volte produce feci così dure da venire espulse con difficoltà.
Il bambino svezzato
Quando, con lo svezzamento, comincia a mangiare le prime pappe vegetali, le feci assumono una colorazione verdastra. Con l’arricchirsi della sua alimentazione diventano più consistenti. Intorno ai 2 anni saranno completamente simili a quelle di un adulto. Il bambino si scarica in media una volta al giorno.
Le situazioni critiche
Tutte le situazioni che possono provocare un’alterazione della consistenza delle feci predispongono il bambino alla dermatite. Le più comuni? Eccole.
• La dentizione: è spesso causa di scariche frequenti e dalla consistenza molto liquida.
• Le infezioni intestinali: sono disturbi che provocano ripetuti episodi di diarrea. In questi casi è bene aumentare il numero dei cambi in modo da limitare il ristagno di feci e pipì sulla pelle.
Il cambio del pannolino
I gesti bruschi o improvvisi lo allarmano. È bene quindi prenderlo in braccio con delicatezza.
• Non sollevatelo prima di avergli fatto notare la vostra presenza, parlandogli o toccandolo, e comunque, quando lo muovete, date ai suoi muscoli il tempo di adattarsi alle varie sollecitazioni che sta per incontrare.
• Quando lo sollevate dalla culla, disponete le mani e le braccia intorno a lui mentre è ancora sdraiato, facendo passare una mano sotto la testa e l’altra sotto il sederino.
• In particolare, fate attenzione che busto e collo siano ben sostenuti.
• Se dovete sollevarlo dalla posizione prona, infilategli una mano tra le gambe fino ad appoggiare il palmo sul suo petto. Ponete quindi delicatamente l’altra mano sotto la sua guancia e sorreggetegli la testa, facendo attenzione a mantenerla sullo stesso piano del corpo. Quindi, alzatelo lentamente, girandolo con delicatezza verso il vostro petto.
• Quando lo mettete giù, aspettate che si senta sicuro sul materasso prima di lasciarlo.
Il moncone ombelicale
Ecco come procedere:
- Innanzi tutto, procurandosi un disinfettante. Medici e ostetriche suggeriscono di utilizzare alcol a 60 gradi, acqua ossigenata a 12 volumi, mercuro-cromo o prodotti similari. La scelta è individuale e comunque valida.
- Dopo avere imbevuto una garza sterile del prodotto scelto, la si picchietta con estrema delicatezza alla base del moncone ombelicale; quindi la si asciuga con mano altrettanto leggera, adoperando un’altra garza sterile.
- In alcune strutture ospedaliere si consiglia l’uso di polveri o pomate cicatrizzanti, per accelerare il disseccamento e la caduta del moncone ombelicale. Si tratta di prodotti innocui, naturalmente, ma è comunque consigliabile non ricorrervi di propria iniziativa se il personale ospedaliero non vi ha fatto cenno. Prima, meglio chiedere il parere di un pediatra.
- Al termine della detersione, si avvolge il moncone ombelicale in una garza sterile e si protegge la medicazione con una reticella elastica tubolare da posizionare attorno alla vita del bambino.
Giorno dopo giorno, il moncone si secca e cambia colore, diventando duro e nerastro. È possibile, a questo punto, che dal moncone fuoriescano piccole quantità di una sostanza giallastra e cremosa, simile al pus. Nienta paura: si tratta di un processo fisiologico, assolutamente normale, così come è normale che il distacco completo avvenga con qualche goccia di sangue. Alcuni medici (e con loro anche diverse ostetriche) sconsigliano di fare il bagnetto al bimbo prima che il moncone ombelicale sia caduto e che l’ombelico si sia cicatrizzato; altri la ritengono un’inutile precauzione. Nel dubbio, il consiglio è rivolgersi al proprio pediatra e valutare assieme a lui la soluzione più adatta al bimbo.
La toilette quotidiana del tuo bambino
Igiene sì, ma senza esagerare! Eccedere con bagnetti e spugnature, infatti, può determinare un abbassamento delle difese immunitarie, specialmente se il bimbo è molto piccolo. Per il resto, ecco quali accorgimenti seguire, in base all’età del piccolo.
La ‘sua’ toilette
Oltre a essere importante dal punto di vista igienico, la toilette quotidiana è per il bambino un momento di coccole e intimità con la persona che se ne prende cura. Perchè entrambi ne godano, quindi, il consiglio è svolgere le operazioni di routine in un clima di serenità e senza fretta.
L’occorrente per la cura del bambino
• Dischetti di cotone;
• un pacco di cotone;
• salviettine detergenti per bambini;
• fialette di soluzione fisiologica (si trovano in farmacia);
• olio gomenolato (si trova in farmacia);
• latte detergente per bambini;
• garze;
• burro di cacao bianco;
• crema emolliente per bambini;
• spugnetta naturale;
• olio per bambini;
• spazzola morbida;
• acqua di colonia per bambini, senza alcool;
• asciugamano morbido.
Il viso:
• Occorrente: dischetti di cotone inumidito di acqua tiepida; crema emolliente per bambini. Meglio evitare i saponi, che possono irritare la pelle.
• È sufficiente tamponare il viso del bebè con un dischetto di cotone inumidito con acqua tiepida.
• Se il piccolo ha le guance arrossate e irritate, stendete un velo di crema emolliente su guance, fronte e naso e massaggiate con leggeri movimenti rotatori dei polpastrelli.
Gli occhi:
• Occorrente: dischetti o salviettine di cotone imbevuti di acqua tiepida o di soluzione fisiologica.
• Passate delicatamente il dischetto o la salviettina su ciascun occhio, partendo dall’angolo interno e procedendo verso l’esterno. Per evitare la trasmissione di eventuali infezioni, è importante ricordarsi di cambiare il dischetto o la salviettina dopo aver trattato ogni occhio.
Mette tutto in bocca
Tutto in bocca
E' il modo con cui il bambino esplora il mondo, un atteggiamento curioso che è un importante indicatore d’intelligenza. E' bene però "avere mille occhi" e prestare molta attenzione per evitare che il bambino inghiotta qualcosa o che porti alla bocca una miriade di germi.
Chiusura delle fontanelle
Quando nasce
Alla nascita, le ossa del cranio non sono ancora completamente saldate. Questa caratteristica permette alla testolina del bebè di passare dallo stretto canale del parto. E consente alle ossa di essere abbastanza elastiche da adattarsi alla progressiva crescita del cervello del bimbo.
Fontanelle
La “fontanella” è proprio lo spazio compreso tra le ossa non ancora saldate, che si presenta come una membrana fibrosa. Le fontanelle principali sono due e si trovano sulla linea immaginaria che divide la testa in due metà (dalla fronte alla nuca).
Anteriore e posteriore
La fontanella “anteriore” ha la forma di un rombo ed è la più facile da localizzare, sia perché è sulla sommità del capo sia perché ha una larghezza di circa 3-4 cm.
L’altra fontanella, detta “posteriore” perché si trova vicino alla nuca, a causa delle sue dimensioni modeste è difficile da individuare. Ci sono, poi, altre quattro minuscole fontanelle, che quasi sempre non sono avvertibili al tatto.
Cosa devi sapere
Le fontanelle iniziano a chiudersi a partire dalla 6ª settimana. Di solito, la posteriore e le laterali scompaiono del tutto entro il mese e mezzo d’età, mentre la più grande può chiudersi anche verso i 17 mesi.
Al tatto..
Non bisogna quindi preoccuparsi se si continua ad avvertire al tatto la sua presenza anche dopo i 12-16 mesi.
Le fontanelle si posso tranquillamente toccare e la mamma può lavare senza problemi la testolina del bambino. È bene, però, non esercitare una pressione troppo intensa.
Non trascurare
La fontanella anteriore può fornire preziose informazioni sulla salute del bambino. Se all’improvviso appare infossata, il piccolo potrebbe aver bisogno di assumere una maggiore quantità di liquidi, come accade quando fa molto caldo o il bebè ha la febbre.
Una fontanella che, al tatto, appare tesa e rigida (di norma è morbida) potrebbe invece essere il segnale di un problema a carico della testa: il pediatra valuterà, quindi, l’opportunità di effettuare controlli più approfonditi.
Fonte: Speciale 0-14 anni di Io e il mio Bambino
Vitamina D al neonato : si o no
Vitamina D
La somministrazione di vitamina D nei primi mesi di vita è ancora controversa.
Ci sono, infatti, specialisti che sostengono sia consigliabile per tutti gli allattati al seno; altri che ritengono non ce ne sia bisogno, se non in casi selezionati, dove cioè esiste il reale rischio che le ossa del bebè non si sviluppino in modo corretto.
I bilanci di crescita
Controlli di crescita
Quando nasce un bambino, specie se è il primo, è inevitabile che la neomamma venga colta da dubbi e timori. Sarà il pediatra di famiglia ad aiutarla a risolverli e a orientarsi lungo un percorso gratificante e gioioso, ma anche disseminato di incertezze.
Per questo, è importante seguire il calendario contrassegnato dai ‘bilanci di crescita’ o ‘controlli di salute’, che si susseguono - secondo cadenze precise – in particolare durante il primo anno di vita.
Non si tratta solo di visite accurate, ma anche di momenti di confronto tra il pediatra e i genitori del piccolo, per discutere dei problemi di comportamento del bambino, parlare di educazione alla salute, prescrivere interventi di profilassi (mirati, cioè, alla prevenzione), informare sui servizi offerti dal territorio e promuovere le vaccinazioni. Ecco i vari step.
Primo semestre
In questo periodo, si concentra il maggior numero di ‘bilanci di crescita’. Sono tre, così suddivisi secondo lo schema classico: il primo entro il 45° giorno di vita del bambino, il secondo tra il 2° e il 3° mese, il terzo a cavallo tra il 4° e il 6°.
In ogni incontro, il pediatra effettua, innanzitutto, una visita molto accurata, verificando lo stato di salute del piccolo.
Altrettanto essenziale è il controllo dei parametri di crescita più importanti - peso, altezza e circonferenza della testa - che il medico annota, di volta in volta, nell’apposita tabella dei ‘centili’.
Primo bilancio
Durante il primo ‘bilancio’, oltre al controllo generale dello stato di salute e alla verifica dell’accrescimento, si pone particolare attenzione alla vista, sottoposta a una serie di esami, tra cui spicca il ‘test del riflesso rosso retinico’, che identifica l’eventuale opacità di cornea e cristallino.
Vengono controllati, inoltre, i principali “indicatori” dello sviluppo psicomotorio: il bimbo sorride, tiene sollevata la testa, segue lo sguardo, ode gli stimoli acustici e vocalizza.
Il Clap Test (battito delle mani) rappresenta un’ulteriore conferma delle capacità uditive del piccolo.
Molto importanti, infine, i consigli per l’allattamento al seno o con il latte artificiale, per l’integrazione di vitamine D e K e per stabilire le modalità della fluoroprofilassi.
Secondo bilancio
Al secondo appuntamento, tra il 2° e il 3° mese di vita, il piccolo deve reagire alla voce, voltandosi quando la sente, e riconoscere i genitori, che ricevono un questionario predisposto sull’udito.
In questa occasione, il pediatra parlerà di di cosa fare in caso di febbre e vaccinazioni. Consigliate al terzo mese, ma anche al 5° e all’11°, la DPT (antidifterica, antitetanica e antipertosse), l’antipolio, l’antiepatite B e l’Hib (anti Haemofilus Influenzae di tipo B).
Utile anche la vaccinazione antipneumococcica, che si esegue contemporaneamente alle altre vaccinazioni.
Sia durante il primo sia durante il secondo bilancio, si parla di prevenzione degli incidenti più comuni (caduta dal fasciatoio, avvelenamento, giocattoli pericolosi, trasporto in auto), di igiene orale e ambientale (niente fumo, stanza del piccolo alla giusta temperatura...).
Viene ribadita, inoltre, l’importanza della prosecuzione dell’allattamento al seno, oppure con il latte artificiale.
Terzo bilancio
Nel terzo incontro, tra il 4° e il 6° mese, alla visita usuale si aggiunge la valutazione dei progressi psicomotori.
Ora il piccolo inizia a stare seduto, seppur con un appoggio, e si guarda le manine e i piedini, portandoli alla bocca. Inoltre, riconosce i suoni, girandosi verso la loro fonte, segue con lo sguardo un oggetto, ride se sollecitato.
Il pediatra parla con i genitori dello svezzamento e delle procedure per affrontare le emergenze e prevenire gli incidenti più frequenti a questa età (come avvelenamenti).
Secondo semestre
In questo periodo, i ‘bilanci di crescita’ sono due e dovrebbero avvenire, rispettivamente, tra il 7° e il 9° mese e tra il 10° e il 12°. Restano sostanzialmente invariate le visite per valutare le condizioni generali di salute del bambino e il suo progressivo aumento di peso, altezza e circonferenza della testa.
Diverso il discorso sullo sviluppo psicomotorio: per testarlo in modo complessivo, il pediatra effettua il Boel Test, durante il 4° bilancio. Particolare attenzione viene riservata alla vista e all’udito, con la raccolta di dati sulla storia familiare e personale del piccolo, attraverso domande mirate ed eventuale ritiro del questionario consegnato nei mesi precedenti.
Obiettivo: cogliere difetti o difficoltà, prevenendo con tempestività eventuali patologie.
Per crescere bene e in modo armonioso, il bimbo deve star seduto senza appoggi, emettere i primi suoni, interessarsi agli oggetti, toccandoli, muovendoli e sbattendoli ripetutamente. Interessanti anche gli indicatori dello sviluppo psicofisico: il piccolo sorride alla madre, spesso piange o si nasconde davanti agli estranei, imita i giochi gestuali (ad esempio, fa ciao e batte le manine) e ride di gusto.
Ultimo controllo
L’ultimo incontro, il quinto, prevede anche il controllo dei dentini e la raccomandazione (che vale dal 12° al 15° mese) di effettuare la vaccinazione MPR, per morbillo, parotite e rosolia e il richiamo dell’anti pneumococcica.
Una dose di richiamo della MPR sarà consigliata a 5-6 anni. Poi, come sempre, il pediatra svolgerà una visita generale e farà il punto sullo sviluppo psicomotorio del piccolo che, di solito, a questa età, sta in piedi da solo - senza appoggio - e inizia a camminare.
È capace anche di pronunciare le prime parole bisillabe e obbedisce ai divieti degli adulti. In più, esegue gli ordini e si dedica ai giochi, entrambi gestuali, ed è in grado di afferrare gli oggetti.
Consigli per mamma
Ancora una volta, questi appuntamenti rappresentano il momento ideale per fornire alla mamma una serie di consigli per la salute e la sicurezza del bambino. A cominciare dalla prevenzione degli incidenti: ingestione di corpi estranei, avvelenamento, rischi delle prese scoperte, norme per il trasporto in auto…
Le indicazioni sull’abbigliamento più idoneo si accompagnano ai consigli sulla lettura ad alta voce. Inoltre, il medico parla alla mamma dell’eventuale inserimento all’asilo nido, spiegando come affrontare in modo corretto, da un lato, la febbre e le infezioni delle vie respiratorie (più frequenti quando il piccolo viene a contatto con i coetanei) e, dall’altro, i sentimenti di angoscia verso gli sconosciuti o le ansie di separazione dai genitori, che possono nei primi tempi assalire il bambino.
Lo sciopero della pappa
Come prevenire
Per abituare il bambino ad avere un rapporto equilibrato con il cibo, il primo passo è imparare ad ascoltarlo e a rispettare le sue esigenze, fin dall’inizio. Sì, quindi, all’allattamento a richiesta, sia con le poppate al seno sia con il biberon, ma senza l’ossessione della bilancia. È sufficiente pesarlo una volta alla settimana, tenendo conto che nei primi mesi di vita dovrebbe crescere almeno 500 grammi al mese, che corrispondono circa a un incremento settimanale di 120-130 grammi. Il peso, però, è solo uno dei criteri affidabili per capire che un bambino sta assumendo tutto il latte di cui ha bisogno. L’altro parametro che occorre controllare è la frequenza con cui il piccolo fa la pipì: se la mamma trova il pannolino bagnato cinque-sei volte al giorno, significa che va tutto bene.
Il calendario dello svezzamento
Si propone una pappa a mezzogiorno (o alla sera, secondo i ritmi e le abitudini familiari). Tutti gli altri pasti sono a base di latte. Al brodo di verdura (carota, patata, zucchina) si aggiungono due cucchiaini di olio extravergine di oliva e crema di riso, più digeribile degli altri cereali; poi dopo circa 4-6 giorni, crema di orzo e poi semolino. La frutta, inizialmente mela e pera, viene offerta grattugiata od omogeneizzata.
7° MESE
Dopo 4 settimane, il brodo di verdure si arricchisce con l’aggiunta, sempre graduale, di nuovi ortaggi (zucca, sedano, lattuga, finocchio, erbette e poi spinaci) e si può iniziare con la pastina. Fra la frutta si può inserire la banana e l’uva (denocciolata e proposta tagliando l’acino). A questo punto, in base all’indicazione del pediatra, che valuterà il complesso dell’alimentazione del bambino e il suo accrescimento, si può introdurre la seconda pappa, sempre condita con brodino vegetale e due cucchiaini di olio extravergine di oliva. Gli altri pasti restano a base di latte. In uno solo dei due pasti solidi, si può aggiungere con una certa regolarità un alimento ricco di proteine come il liofilizzato od omogeneizzato di carne (metà), introducendo in quest’ordine le diverse varietà: agnello, coniglio, pollo, tacchino, manzo e vitello, o i legumi (circa 20 gr).
8°-9° MESE
Si introducono i primi assaggi di pomodoro, fresco e cotto, ideale per condire la pastina o nel passato di verdura e un cucchiaino di parmigiano grattugiato. Si può provare a offrire il tuorlo una volta a settimana. Si può introdurre altra frutta fresca od omogeneizzata ed altre verdure passate, secondo le tradizioni regionali e familiari.
9°-10° MESE
Sempre in base alla valutazione dietetica complessiva e di crescita effettuata dal pediatra, si può iniziare ad alternare alla carne, una o due volte alla settimana, il pesce (trota, sogliola). Nella pappa serale, per alcuni bambini può essere utile l’inserimento del formaggio, come parmigiano reggiano, ricotta, crescenza e altri formaggi secondo la tradizione regionale.Se c’è familiarità per allergie, si suggerisce di rimandare pesce, uovo, pomodoro, latte e formaggi freschi dopo i dodici mesi, mentre si può introdurre lo yogurt intero, magari per merenda, con aggiunta di frutta fresca frullata.
10°-11° MESE
È ormai essenziale che nella dieta di tutti i piccoli, indistintamente, sia presente con continuità un alimento ricco di proteine come il liofilizzato o l’omogeneizzato di carne o i legumi in una delle due pappe.
11°-12° MESE
Si può aggiungere un alimento ricco di proteine come il liofilizzato di carne o i legumi anche nell’altra pappa.Dopo l’anno si può introdurre l’albume dell’uovo che si può proporre sodo o alla coque, sempre una volta alla settimana.
Svezzamento : gli errori da evitare
Vediamo insieme quali sono i comportamenti sconsigliati al momento del pasto.
Il teatrino. Si va dal tradizionale aeroplanino con il cucchiaio che fa piroette nell’aria a ogni boccone, a vere e proprie messe in scena con tanto di giochi e teatrini per convincere il bimbo a finire la pappa.
Alcuni piccoli riescono a mangiare un po’ di più se associato al pasto c’è qualche intrattenimento divertente, ma si tratta di comportamenti da limitare molto, poiché il risultato è che il bambino non mangia in relazione ai segnali interni di fame e sazietà. Ciò non significa che non si possa raccontare una favola, ma che le continue distrazioni non devono diventare un’abitudine.
La televisione. A volte è l’estremo tentativo di chi ha un bimbo che non è proprio un gran mangione. Catturati dalle immagini che scorrono sullo schermo anche i più inappetenti si lasciano imboccare. Quello del televisore è un diversivo assolutamente sconsigliato. Si sposta l’attenzione dal cibo per fissarla su qualcos’altro e il bambino si nutre senza rendersi conto di ciò che fa. Se diventa la norma, è fortemente diseducativo.
“Questo boccone è per il nonno…”. Incoraggiamenti, suppliche (“fammi contenta”), insistenze: accettare che la pappa non venga terminata o che, peggio ancora, sia soltanto assaggiata, può risultare assai difficile, da qui i vari tentativi per convincere il piccolo ad accettare qualche cucchiaino in più. Il problema non è tanto l’incoraggiamento in sé, ma il messaggio che questo gesto nasconde: la convinzione che il bambino non sia competente, che non sia in grado di regolarsi. E questo è davvero controproducente.
Quando le prime papppe
In genere l’ansia di anticipare le pappe è più frequente tra chi utilizza il latte artificiale. I motivi sono diversi, a cominciare dal fatto che il latte artificiale viene solitamente somministrato in pasti poco numerosi e troppo voluminosi, che creano disagio al piccolo, mentre con l'allattamento al seno avviene il contrario: i pasti sono più frequenti e le quantità più piccole, in accordo con le esigenze e le capacità del neonato.
Svezzamento e allergia
Il problema, oggi, è molto sentito, visto il boom di malattie allergiche: in Italia ne soffre il 30% della popolazione e spesso ad essere colpiti sono bimbi e adolescenti. Per aiutare i genitori a riconoscere, trattare e prevenire le malattie causate da allergia gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù insieme a Federasma hanno elaborato una semplice guida: il “decalogo per la cura del bambino allergico”, che contiene importanti suggerimenti per gli adulti e i bambini, affinché riescano facilmente a gestire i disturbi allergici.
Giovanni Cavagni, allergologo del Dipartimento di Medicina Pediatrica Ospedale Bambino Gesù, ci ha spiegato come devono regolarsi i genitori di bimbi a rischio durante lo svezzamento e successivamente.
È possibile prevenire le allergie?
Si possono prevedere ma non prevenire: i figli di genitori allergici hanno un rischio elevato di soffrirne (se entrambi ne sono colpiti il rischio sale all’80%) anche se non si può stabilire quando e a che cosa, finché non si sono rese manifeste con i sintomi più tipici (orticaria, rinite, asma, vomito, diarrea, eccetera). L’unica documentata forma di prevenzione è evitare rigorosamente il contatto col fumo di tabacco (in gravidanza, durante l’allattamento e negli ambienti chiusi) perché ne favorisce la comparsa.
Il rispetto del calendario dello svezzamento è importante in funzione preventiva contro le allergie?
Anche il bambino a rischio allergico ha diritto di seguire il calendario dello svezzamento analogo a quello dei lattanti non a rischio. Sino a che non compaiono sintomi sospetti di allergia alimentare il bambino, anche se a rischio, va considerato sano!
Guerra alla pappa
Per info: www.kids.sferaeditore.it tel. 02/80501111 - 33619302
Per crescere un bambino deve prima di tutto nutrirsi: un istinto irrinunciabile, un gesto semplice. Eppure è proprio attorno al cibo che tra mamma e figlio possono nascere dei conflitti. Fin dall'allattamento... Se ne sono accorte Pamela Pace, psicoanalista e psicoterapeuta e Aurora Mastroleo, psicologa e psicoterapeuta, fondatrici dell’ Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, centro per la prevenzione e la clinica dei disordini del comportamento alimentare in età pediatrica, di Milano, con un esperienza decennale nel problema, che ora hanno pubblicato SF amami, (Bruno Mondadori, 12 euro).
Il centro è l’unico del genere in Italia che ha attivato anche un numero verde per i genitori (800 644 622).
Pace e Mastroleo hanno condiviso con noi qualcuna delle loro storie, per aiutare i genitori a riflettere sul significato di quel che succede attorno al cibo.
Ribelli sul seggiolone
Non sporcarti, non buttare il pupazzo per terra, non gridare. E ancora non piangere, non sudare, non correre… Quante volte ripetiamo queste frasi? E quanto spazio diamo all’orologio (ora di fare la cacca, ora della nanna) senza tener conto del bambino? «La vivacità è del bambino, così come l’aggressività, come ogni altra emozione», dice la dottoressa Pace. «Insistere ad educare il bambino a essere “buono” a tavola rischia di far scatenare tutta l’aggressività repressa durante i momenti dei pasti. Ecco, allora, che il bambino sputa la pappa, la butta fuori. Sgridarlo non risolve. Ancora una volta, è stando insieme, cercando di conoscerlo ed amarlo come una persona diversa da sè e non una proprietà, che si costruisce una buona relazione».
Svezzamento : abitualo ai nuovi gusti
In questa fase si instaurano alcune abitudini alimentari che il bambino porterà con sé nella sua crescita.
Gli alimenti devono essere introdotti secondo le indicazioni del pediatra che può valutare le reali necessità nelle varie fasi della crescita.
In questa fase, per il bambino è naturale sperimentare nuovi alimenti.
È bene approfittare di questa sua naturale tendenza prima che sopraggiunga il periodo fisiologico della cosiddetta “neofobia alimentare”, caratterizzato da una minore disponibilità ad accettare nuovi alimenti e sapori.
Proporre un alimento per volta, in piccole quantità, può essere uno strumento per abituare i bambini a nuovi gusti, contribuendo così alla varietà che è fondamentale per assicurare il giusto apporto di tutti i nutrienti, ma anche per evitare la monotonia alimentare che può favorire l’obesità.
È poi molto importante impostare la giornata alimentare in 4/5 pasti e partire con una buona colazione.
Dopo il digiuno notturno, la colazione è fondamentale per rispondere all’esigenza dell’organismo di fare fronte alle richieste energetiche. Fare regolarmente una colazione bilanciata aiuta a controllare il senso di fame e di sazietà nel corso della giornata, contribuendo così a prevenire il rischio di sovrappeso e obesità.
Svezzamento
Il latte materno è un alimento completo
Nel corso del secondo trimestre d’allattamento, può accadere però che la madre abbia qualche dubbio sull’opportunità di proseguire. Il più diffuso? Che il suo latte non riesca più a coprire il fabbisogno nutrizionale del bambino.
- “Questo timore è infondato”, spiega Davanzo. “La composizione dell’alimento materno presenta una concentrazione di grassi, proteine e zuccheri ideale per il piccolo ed è in grado di garantirgli un’alimentazione sufficiente anche in questa fase dello sviluppo”.
- Inoltre, il fatto che il bambino ‘cresca meno’ è fisiologico. “Non ci si può certo aspettare l’aumento ponderale delle prime settimane di vita. Come attestano i parametri di crescita, che individuano la normalità in una fascia delimitata da valori minimi e massimi, è senz’altro accettabile che l’incremento di peso, nel secondo trimestre, arrivi quasi a dimezzarsi: se nei primi tre mesi il bebè cresce mediamente di 170 grammi a settimana, dal quarto l’aumento di peso è di circa 90 grammi, mentre dal sesto si stabilizza in genere intorno ai 50.
- L’importante è che il piccolo cresca con regolarità e non si verifichino arresti. Il peso, poi, non va mai valutato come parametro a sé, ma correlato alla lunghezza”.
È pronto per la pappa?
Tenendo conto di queste premesse, osservare il bambino è il modo migliore per decidere i ‘suoi’ tempi di svezzamento.
- “Certi segnali fisici, ma anche le sue esigenze psicologiche e affettive, sono fondamentali per capire se è davvero pronto ad affrontare un nuovo modo di alimentarsi”, osserva l’ostetrica Sabina Pastura dell’Associazione ‘La lunanuova’ di Milano. “Ad esempio, l’interesse verso il cibo dei grandi: mentre i genitori cenano, infatti, il bimbo comincia a imitarli. Ciò non significa che abbia fame, ma che desidera condividere questo momento. Anche il fatto che sia in grado di stare seduto indica una certa maturità: per deglutire alimenti non liquidi, è indispensabile che ci sia una certa capacità di postura. Pure la comparsa del primo dentino può rappresentare un segnale indiretto della disponibilità del corpo a un cambiamento dell’alimentazione. Si badi bene, però, che la dentizione si verifica in tempi molto variabili, con casi di esordio precoce o - al contrario - tardivo”.
- In base a questi indizi, la madre può anche provare a introdurre qualche novità nella dieta del piccolo prima del compimento del sesto mese. “In ogni caso, consiglio di non offrire nuovi alimenti prima del quarto mese, per non perdere il beneficio di salute dell’esclusività dell’allattamento al seno”, aggiunge Davanzo.
Svezzamento : facciamo chiarezza
Calendario
Si possono considerare superati i vecchi calendari dello svezzamento?
Da qualche anno assistiamo a un cambiamento di rotta rispetto al passato. Le raccomandazioni vanno in una nuova direzione.
Una volta i pediatri fornivano indicazioni chiare e dettagliate sull’introduzione degli alimenti. Ora le mamme sono lasciate più libere e ciò può creare qualche ansia.
Iniziare
Quando cominciare a svezzare il bambino?
L'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di aspettare i sei mesi di vita. Fino ad allora l'allattamento al seno dovrebbe essere esclusivo. Ci sono casi in cui i genitori hanno la necessità di svezzare prima il bambino. In tal caso, lo svezzamento deve iniziare non prima delle 17 settimane e non dopo le 26 settimane di vita. Alle prime pappe, comunque, vanno affiancate le poppate: l’alimentazione deve cioè essere “complementare”.
Regole
Con quale ordine introdurre i diversi alimenti?
L’ordine con cui introdurre i diversi alimenti nella dieta del bambino non riveste più l’importanza di un tempo. Bando quindi a un’impostazione troppo rigida. L’indicazione è di allattare al seno il bebè il più a lungo possibile e di svezzarlo rapidamente con alimenti vari.
Allergie
Come comportarsi con gli alimenti allergizzanti?
Glutine, uova e pesce vanno introdotti subito, o quasi. Al riguardo gli esperti sono ormai d’accordo. I progressi della ricerca, infatti, hanno decretato che ritardare l'assunzione di questi alimenti non serve. È questa una delle principali novità degli ultimi anni.
“Alcuni studi mostrano addirittura che il numero di allergie alimentari aumenta se l’introduzione degli allergeni viene posticipata”, spiega Carlo Agostoni, tra gli autori del documento di Consenso dell’ESPGHAN (European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) e dell’EFSA (European Food Safety Authority).
Occhio al glutine
Quando offrire i cibi che contengono glutine?
Non prima dei 4 mesi e non dopo i 7. Meglio se si sta ancora allattando, così da contrastare un’eventuale intolleranza.
E' sconsigliato posticipare l'introduzione del pane e della pastina, contenenti glutine: è opportuno sapere fin dall’inizio se il bambino è celiaco.
Quali alimenti
E la mela grattugiata con cui si era soliti iniziare lo svezzamento che fine ha fatto?
Più che altro oggi è considerato inutile iniziare lo svezzamento offrendo la mela grattugiata o l’omogeneizzato di frutta. Gli alimenti utili al bebè sono quelli che contengono proteine e ferro, quindi è meglio iniziare con una pappa a base di carne e verdura. Poi l’importante è variare e alternare la carne al formaggio, alle uova e agli altri alimenti. Bisogna ricordare che il bambino si autoregola da sè.
Il menù lo sceglie il bambino, insomma, in base anche a quello che trova sulla tavola. Con il vantaggio di limitare le guerre per la pappa. Occorre tener conto della capacità di deglutizione e masticazione del bambino: per cui all’inizio gli alimenti vanno passati e grattugiati.
Il punto di riferimento, comunque, deve rimanere il pediatra che saprà rassicurare le mamme e i papà.
Per gradi
Cosa dire della regola di introdurre un alimento per volta?
Anche questa è passata in secondo piano. Introdurre più sapori insieme, ad esempio verdure diverse, non è sbagliato. L’importante è abituare il bambino a mangiare sano ed equilibrato, e l’esempio dei genitori in questo senso è importante.
Ecco alcuni punti fermi: non favorire un eccesso di proteine (15-20 grammi al giorno sono sufficienti) a scapito di glucidi e lipidi; non introdurre il latte vaccino prima del compimento del primo anno; evitare il consumo di succhi di frutta e bevande zuccherate; evitare di aggiungere sale agli alimenti.
Consigli
Quali sono le linee guida del Ministero per il primo anno di vita?
1. Il latte materno può essere adeguato come unico alimento del bambino per i primi 6 mesi di vita.
2. In alternativa e in aggiunta si useranno il latte artificiale dei primi mesi e poi il latte di proseguimento, evitando il latte vaccino.
3. A partire dal 6° mese di vita compiuto si svezza il bambino, continuando ad allattarlo (al seno o artificialmente).
4. L’allattamento al seno in aggiunta ai cibi solidi e semisolidi può proseguire anche nel secondo anno di vita e oltre, a discrezione della mamma.
5. Una volta iniziato lo svezzamento, si daranno da subito al bambino alimenti che forniscono ferro, ma senza esagerare nell’introduzione di alimenti ricchi di proteine.
6. Non ci devono essere remore nel largheggiare da subito con l’uso di alimenti ricchi di glutine.
7. Può essere indicata un’aggiunta di vitamina D nei casi di allattamento esclusivo al seno, qualora il pediatra ravvisi che esistono le condizioni per una scarsa stimolazione della cute a produrre autonomamente la vitamina D.
Svezzamento e poppate
Meglio rimandare, invece, l’appuntamento con il latte vaccino almeno per tutto il primo anno e anche oltre. Sebbene rappresenti un alimento importantissimo per adulti e ragazzi, è nutrizionalmente squilibrato: troppe proteine, assenza di acidi grassi essenziali, poco ferro biodisponibile e poche vitamine, specie la E, la D, la A e la C.
La composizione delle formule per l’infanzia, invece, si avvicina sempre di più all’alimento materno. Il consiglio è di chiedere il parere del pediatra per individuare quella con la composizione più adatta.
Quale dieta per il bambino
Il latte resta un alimento fondamentale, essendo ricco di calcio, una sostanza essenziale per lo sviluppo delle ossa. Quello di mucca, però, è difficile da digerire e da assimilare per i bambini piccoli. E’ troppo ricco di proteine e povero di ferro. Per questo è importante aspettare che il bambino compia almeno un anno prima di offrirglielo. Successivamente, se la mamma ha smesso di allattare al seno il bebè, si può valutare insieme al proprio pediatra quale latte è più adatto.
Inoltre, per assicurare ai piccoli un’alimentazione equilibrata, è utile seguire alcune semplici regole: proporre menù variati, scegliere cibi sicuri e di qualità, prepararli in modo da valorizzarne al meglio il gusto e il valor nutritivo. Tutto nel quadro di uno stile di vita salutare e senza dimenticare che l’esempio dei genitori è assolutamente fondamentale per i bambini.
Svezzamento : 6 cose da sapere
Svezzare il bebè
Per svezzamento si intende l’introduzione dei primi cibi diversi dal latte. L’epoca migliore per iniziarlo, secondo quanto sostenuto dalla Comunità scientifica pediatrica, sono i sei mesi compiuti, salvo diversa indicazione del pediatra curante. Più in generale, si consiglia di non cominciare prima delle 17 settimane di vita compiute e di non rimandare oltre le 26 settimane di vita compiute.
Sei mesi dunque sono l’età più idonea, anche se a volte, specialmente se il bambino non cresce a un ritmo soddisfacente o se ci sono severi problemi di reflusso, può essere necessario affrontare questa tappa anche un mese prima. Comunque sia, ecco cosa è utile sapere.
Da quando a quando
Lo svezzamento dovrebbe iniziare a sei mesi e concludersi all’anno di vita: questo significa che nell’arco di sei mesi il bambino dovrebbe cominciare ad assumere la maggior parte degli alimenti.
Va precisato che non è mai stato dimostrato che sia meglio prediligere uno schema alimentare particolare: tutti gli alimenti sani, cioè poveri di grassi animali e cotti al forno, al vapore o lessati, possono essere inseriti nell’alimentazione del bambino.
Schema alimentare
Il criterio generale da seguire dovrebbe dunque essere quello di privilegiare sia la consuetudine alimentare della famiglia (per esempio, se in casa si mangia ogni giorno la pastasciutta anche il bambino può consumarla con la stessa frequenza) sia le preferenze del piccolo.
A quest’ultimo proposito, se, per esempio, al bambino non piace il formaggio, lo si può sostituire con la carne e il pesce senza insistere affinché lo assuma contro voglia.
Intolleranze
Per quanto riguarda il timore delle intolleranze alimentari, va detto che negli ultimi anni questo problema è stato molto sopravvalutato: in realtà le reazioni realmente avverse (comparsa di diarrea, vomito, orticaria anche associati a scarsa crescita) sono rarissime.
E’ certo, comunque, che se si inizia lo svezzamento mantenendo l’allattamento al seno il rischio di intolleranze alimentari diminuisce sensibilmente.
Grado per grado
L’ideale sarebbe dunque inserire gradualmente prima una pappa, poi la seconda, poi la merenda e lo spuntino di metà mattina, mantenendo due-tre poppate al seno (mattina e sera ed eventualmente merenda).
Di solito si comincia con la pappa di mezzogiorno e poi, dopo circa un mese, si può offrire la seconda pappa. Non è comunque obbligatorio seguire questa tradizione: se viene più comodo cominciare con la pappa a cena si può fare.
Pappa italiana
La prima pappa, soprattutto nel nostro Paese, è costituita da brodo vegetale; pastina (oppure crema di mais, riso e tapioca); un cucchiaino d’olio extravergine d’oliva; mezzo vasetto di omogeneizzato di carne (oppure 20-30 grammi di carne frullata).
In alternativa alla carne si possono dare 10 grammi di parmigiano. Il pesce può essere introdotto nello stesso periodo della carne e rappresenta la sua più adeguata alternativa. Non è vero che si deve cominciare lo svezzamento con la frutta: si può anche iniziare con la pappa.
Metodi di cottura
Le regole generali da seguire sono: non aggiungere sale alle pappe e neppure nell’acqua di cottura della pastina. Gli alimenti destinati al bambino vanno cotti al forno, al vapore o lessati senza l’aggiunta di condimenti.
Per evitare che si attacchino alla pentola si possono utilizzare acqua o brodo. L’olio extravergine d’oliva va dato sempre a crudo. Cracker e biscotti possono essere offerti in piccole quantità.
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